Interessante l’opera d’arte installata al centro della piazza, una statua in marmo bianco raffigura un neonato incatenato, opera dell’artista Jago si chiama Look down, un sottile gioco di parole sul lockdown, e un invito a guardare in basso, specialmente in questo momento in cui larghe fette della società sono più fragili, rese vulnerabili dalle conseguenze della pandemia di natura sociale ed economica.



















info utili

Metropolitana Materdei
Dove dormire:

Stanza Soave room
Ci sono posti in cui vai una volta sola e ti basta…
e poi c’è Napoli (J. Turturro)
15 Agosto 2020 * Lara Branchi *
Come tutti sapete questo è un anno particolare, questo maledetto virus ha distrutto molte vite e molti progetti a tutti... c’è chi è stato più colpito e chi meno… fortunatamente nel nostro caso, per ora, questo virus ci ha solo disorientato e limitato la mobilità… eccetto la mia che lavorando in un supermercato è restata la stessa vita di sempre se non più impegnativa.
A Napoli, cosa fare, cosa mangiare e come muoversi
Lasciandoci alle spalle tutto ciò, dovendo riorganizzare le ns vacanze, che prima di questo virus erano dirette in Thailandia, optiamo con mia grande insistenza e gioia per la Campania, quindi restiamo nella nostra amata Italia.
La nostra meta principale è vedere Napoli, questa città descritta in mille colori, in mille canzoni, vista solo nei film, che al sol nominare trasmette gioia.
Quindi io e Will decidiamo di fare un piano di attacco, le settimane sono due e decidiamo di occuparne una ecco cosa vedere a Napoli in 6 giorni tralasciando il mare, godendoci quindi la Napoli storica, per scoprire un pezzo della vita passata, e poi passeggiare nella città, nei vari quartieri, attuali e non, e scoprire come la vita di questa città possa entrarti nell’anima. Poi tappa a Capri e restare ad Amalfi per goderci un po' di mare e ritornare a Napoli il giorno della partenza.
Eccitati ed orgogliosi di come abbiamo organizzato il nostro itinerario restano solo le valigie e aspettare il giorno della partenza, SIAMO IN PERIODO DI COVID QUINDI TUTTE LE VISITE SONO STATE PIANIFICATE E PRENOTATE ON LINE PER TEMPO
Giorno 15 Agosto finalmente il momento è arrivato, tutti eccitati saliamo in macchina direzione aeroporto Orio al Serio, domanda di rito… hai preso tutto? Stavolta la risposta è SI per andare a Napoli basta portarsi il cuore.
Come sapete o forse no ho una paura folle di volare, ma come tutte le volte la voglia di raggiungere la mia meta mi aiuta a superare questo disagio. Arriviamo in orario, mi sento come una bambina che sta per andare in un nuovo parco giochi, non so che giostre ci saranno, ma so già che mi piaceranno da impazzire.
Così è Napoli tu scendi dall’aereo e persino l’aria sembra più leggera, il mormorio della gente una dolce ed allegra cantilena i sorrisi… boh… qui sembra tutto più colorato.
Ci avviamo verso l’alloggio che abbiamo prenotato, muoversi a Napoli è davvero semplice ogni meta ogni posto è facile da raggiungere in metropolitana che oltre a essere conveniente rientra tra quelle cose che devono essere assolutamente viste, ogni stazione è un’opera d’arte Vincitrice del premio “Most innovative approach to station development” nel 2009, superando gli oltre 300 concorrenti grazie alle numerose “stazioni dell’arte“, tra quelle più famose ci sono Toledo, Municipio, Dante e Museo.
Come muoversi:
Comunque dall’aeroporto raggiungere il centro è molto semplice:
- Direttamente dal piazzale direzione centro storico Molo/Beverello Angioino (per capirci zona porto vicino al Maschio Angioino) costo € 5,00.
- comodo servizio taxi da condividere tra più utenti Il Taxi Sharing, o taxi collettivo, è un servizio autorizzato del Comune di Napoli che con soli 6,00 € a persona, tutto incluso, collega Aeroporto di Capodichino – Stazione Napoli Centrale – Molo Beverello e viceversa. Comodo, super conveniente, perché include anche il bagaglio, è veloce.
MOOVIT:
- comoda app per spostarsi ovunque seguendo le linee dei messi pubblici.
- Comunque si voglia raggiungere Napoli dall’aeroporto una volta giunti a destinazione muovetevi in Metro e se vi fermate per diversi giorni sfruttate il biglietto settimanale costa € 16,00 a persona ma è la soluzione più conveniente:
DOVE DORMIRE
SOAVE ROOMS
Abbiamo trovato il nostro alloggio dove dormire a Napoli attraverso un giro di conoscenze e amicizie… Soave Rooms nel quartiere Materdei

Che dire della struttura, nuova, bellissima, a pochi passi dalla M1 Materdei che in 15 minuti ti porta in centro, disponibilità sotto casa di supermercato e farmacia.
All’interno della struttura 3 camere e cucina in comune, ma siamo a Napoli patria dello Street food, vi accorgerete che c’è l’imbarazzo della scelta su dove mangiare.
Impagabile la gentilezza e la disponibilità di Luca e del suo socio Nicola, inoltre nelle vicinanze abbiamo la Pizzeria Starita considerata per molti la miglior pizza di Napoli, sicuramente di anni ne hanno tanti sulle spalle come di qualità di pizze provare per credere
Inizia il tour: Castel Nuovo
Arrivati nemmeno il tempo di una doccia, prendiamo la metro e ci inglobiamo in questa “giostra di colori”; usciamo e vediamo Castel Nuovo… grande che spicca fra il traffico pazzo di Napoli, perché questo traffico non è grigio… è pazzo… allegro… pieno ma come se fosse tutto normale.
Castel Nuovo anche conosciuto come Maschio Angioino è forse il simbolo di Napoli costruito da Carlo I d’Angiò nel 1266 è ora sede del Museo civico.
Lo ammiriamo da lontano, ora la ns pancia chiede conforto, un po’ spaesati perché pensavamo di riuscire ad essere in centro prima, decidiamo di fermarci alla pizzeria Napoli in bocca ci sediamo e dopo 10 minuti dal ritiro della comanda ecco arrivare lei, Nostra Maestà… Signora Pizza, dichiarata nel 2017 patrimonio dell’UNESCO grazie a una raccolta firme in tutto il mondo.
Il profumo è già appagante e come mi è stato consigliato il mio cornicione è ripieno. Il sapore è diverso credetemi, sarà l’acqua, la farina, il pomodoro, la mozzarella, non so… ma è una goduria x il palato.
Il nostro piacere finisce in fretta, sua Maestà finisce in fretta, ma sicuramente ci rifaremo.
Piazza del Plebiscito
Galleria Umberto 1
Con la pancia piena, ma vogliosi di vedere tutto ci incamminiamo verso il centro passando dalla Galleria Umberto I per poi arrivare a Piazza del Plebiscito, questa enorme piazza, maestosa con questi leoni a lato che la rendono proprio fiera. La piazza con i suoi 25000 mq è la più bella piazza della città e prende appunto il nome dal plebiscito del 1860 con l’adesione del regno delle due Sicilie al regno di Sardegna.
Non vi è luogo nella storia che non abbia le sue leggende e le sue tradizioni… ed i turisti sono i primi a cimentarsi in questo, si dice infatti che giunti a Piazza del Plebiscito si debba da bendati camminare da Palazzo reale in direzione delle due statue dei cavalli poste al centro della piazza ma è praticamente impossibile vista la pendenza quasi innaturale della pavimentazione che porta quindi immancabilmente a finire verso uno dei due lati della piazza… la leggenda dice invece che questa sia la maledizione della regina Margherita di Savoia che obbligava i prigionieri ad attraversare la piazza bendati per salvarsi la vita ma con scarsi successi aimè.

La ammiriamo, foto di routine, ma la mia attenzione è già oltre.
lo intravedo, lo vedo, il lungomare, ed è difficile da descrivere ma è come se io fossi già stata lì, ed il mare mi stesse aspettando…
Arriviamo piano… godendoci la vista da lontano.
Il Vesuvio, meta già messa nel nostro itinerario fra un paio di giorni.
Mi fermo di fronte a lui, a questo mare immenso, a questo panorama meraviglioso, mi si riempie il cuore e ad ogni respiro mi ricarico di vita, abbandono lo stress e mi godo questa gioia di vivere, dietro di me, la gente calma passeggia e chiacchera, che suono allegro il napoletano, vivace, un suono gioioso che ti resta dento.
Castel dell’Ovo
Proseguiamo la passeggiata con il mare che ci accompagna arrivando al Castel dell’Ovo oggi è ferragosto ed i Napoletani lo festeggiano a modo loro, un modo spensierato, meraviglioso, ognuno sulla propria barchetta, hanno il cibo, da bere e la loro allegria, non serve altro, i bambini rumorosi giocano in acqua, insieme ai più grandicelli, la loro è una grande famiglia, una grande festa, tutto si svolge al porticciolo di Borgo Marinari, luogo di movida e di importanti circoli nautici, Castel dell’Ovo (in latino, castrum Ovi), è il più antico castello di Napoli che sorge sull’isolotto di Megaride dove, secondo la leggenda, vi approdò la sirena Partenope che diede il primo nome alla città antica Noi nel frattempo ci godiamo la vista del castello che dà sul mare, chissà quanti ferragosto nei secoli ha visto, ed oggi uno dei tanti resterà nella nostra memoria. Finiamo la giornata sfiniti ma nonostante la stanchezza ci concediamo un aperitivo al Gambrinus in via Chiaia di fianco a Piazza del Plebiscito, il locale vanta una storia che inizia nel lontano 1860 durante l’Unita d’Italia, tra i primi 10 caffe d’Italia come locale storico ha visto un susseguirsi di personaggi famosi fermarsi e sorseggiare qualcosa ai suoi tavolini, da Gabriele d’Annunzio a Totò, da Hemingway a Oscar Wilde. Il locale è divenuto famoso alla metà dell’ottocento per l’usanza del caffè sospeso, la tradizione vuole che si lasci un caffè pagato per le persone che non potevano permetterselo, e la tradizione va avanti tutt’ora e difatti gli scontrini vengono lasciati in una caffettiera gigante; e adesso è davvero fine, ritorniamo al nostro piccolo ma splendido alloggio.
Museo Cappella S. Severo
Oggi la nostra giornata è alla scoperta di un'altra meraviglia di Napoli, il Cristo Velato. La nostra giornata inizia con la golosa sfogliatella riccia, croccante e gustosa oggi mangiata da Scaturchio nell’attesa che arrivi l’orario della nostra visita che per ovvi motivi, avevamo già prenotato. Colazione finita ci avviamo entusiasti verso la Cappella San Severo dove potremmo finalmente ammirarlo. Ci mettiamo in fila, una signora fuori dalla coda mi si avvicina, mi prende la mano ed inizia a leggermela, inizia col donarmi la chiave di San Gennaro dicendomi che avrei dovuto giocare i numeri che mi avrebbe dato, affascinata dalla situazione resto felicemente sorpresa da quanto la gente di Napoli creda nella fortuna e le prometto di giocarli, le do un paio d’euro, consapevole che la fortuna non mi bacerà nemmeno questa volta, ma almeno avrò dato una mano a lei con un paio di euro. E’ giunto il nostro turno, entriamo, prendiamo due audio guide per noi, ed una specifica per bambini per il nostro Michael. Entriamo e lo troviamo lì, al centro della chiesa… transennato, la distanza è più di un metro dalla scultura, ma le emozione che suscita è spiazzante, un mix fra malinconia e stupore… i dettagli del Cristo sono a dir poco reali, la parte razionale sa che è finzione, ma fa a botte con quello che la mente pensa possa essere realtà, il velo che lo ricopre è a dir poco incredibile, non si può descrivere fino in fondo, per far capire come è, bisogna riempirsi gli occhi di quella creazione.
Il suo corpo, perfetto, sotto quel velo, che trasmette sofferenza, ma anche pace, contrastanti come emozioni ma assolutamente vere.
Restiamo lì, un po', un bel po', prima di riuscire a staccarci da quell’opera meravigliosa e godere delle altre opere attorno a noi.
L’intera cappella è un susseguirsi di emozioni e gli occhi rimbalzano a destra e a sinistra vorrebbero nello stesso momento potersi beare dell’insieme ma i dettagli da ammirare sono davvero tanti.
Vomero e Castel S. Elmo
Finita la visita a questa meraviglia che nel 2006 è stata poi dichiarato “Monumento simbolo della città Partenopea decidiamo di pranzare con una pizza a portafoglio e in questo Pizzeria di Matteo e assolutamente da provare poi ci dirigiamo verso la parte alta della città, vogliamo vedere quanto è bella Napoli dall’alto ammirarla in tutta la sua magnificenza quindi ci spostiamo nel quartiere al “Vomero” e per farlo non possiamo fare a meno di prendere la funicolare di Chiaia visto che il famoso quartiere si trova proprio sopra ad una collina, alternativa alla funicolare sono le scale e in questo la Pedamentina ha un ruolo di tutto rispetto
e con mezz’ora di camminata, tra piccoli scorci sulla città si raggiunge la Certosa di San Martino.
Tappa d’obbligo in questo quartiere residenziale ricco di palazzine tardo Liberty sono piazza Vanvitelli con le sue boutique e le gelaterie, Castel S. Elmo, con la tipica forma a stella è un castello medievale sorto intorno al 1300 trasformato poi in prigione tra il ‘600 e il ‘700, merita di essere visitato per la piazza d’Armi le prigioni e la torre del castellano, inoltre il castello è sede permanente del Museo Napoli Novecento 1910/1980
per info e prenotazioni visitate la pagina ufficiale
Certosa di S. Martino
Per gustarsi la più bella vista su Napoli e sul suo poetico golfo e verso la Certosa di S. Martino che bisogna spostarsi, datata 1325 nata in stile gotico e poi trasformata in stile barocco è sede anche del Museo Storico di S. Martino, nato con lo scopo di raccontare la storia artistica e culturale della città, racchiude importanti collezioni come il presepe Cuciniello la sezione Navale ora purtroppo chiusa e l’androne delle carrozze.
Alcune importanti opere sono racchiuse al suo interno, infatti questo luogo è considerato uno scrigno della pittura e della scultura napoletana del ‘600 e del ‘700, ma il vero gioiello è la grande chiesa ora non visitabile, ma scrigno di importanti opere di artisti e pittori del ‘600
per info e prenotazioni visitate la pagina ufficiale
Le soluzioni per la cena in questa zona sono molteplici ma noi vogliamo provare i panini di Puok Burger i migliori panini di Napoli
Vesuvio ed Ercolano

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Nuova giornata, qui è difficile svegliarsi storti, la nostra voglia di vedere ed il nostro entusiasmo ci accompagnano sempre.
Will aveva già prenotato il treno, si può raggiungere il Gran Cono del Vesuvio utilizzando la Circumvesuviana che da Napoli si trova in Piazza Garibaldi nella Stazione Centrale.
Prendere uno dei treni Napoli-Sorrento e scendere alla stazione Ercolano Scavi o Pompei Villa dei Misteri.
Consultare tutti gli orari dei treni quindi sveglia relativamente presto e via per questa nuova avventura.

- Napoli: Circunvesuviana
- Category: Transport
- Date: agosto 2020
Il treno è relativamente pieno, tutti con le mascherine naturalmente, il viaggio non è troppo lungo e ci porta a vedere e ad immaginare la vita della gente, i grandi palazzoni, i balconi uniti, quel verde che si insidia così… feroce… lascia volare la fantasia.
Arriviamo ad Ercolano, visita da fare rigorosamente con una guida, ore 9 appuntamento con Sara la nostra guida che puntuale si fa trovare… piccolo briefing consegna delle audioguide e ci addentriamo nella storia. La nostra è davvero una super guida super preparata e super coinvolgente, Sara Prossomariti 349/8831295, Michael nonostante la sua giovane età viene attratto da tutto ciò che lo circonda… in prima linea vicino a Sara ascolta tutte le curiosità che racconta. Certo non sono momenti gioiosi sapere cosa è successo e che la speranza che tutti gli abitanti avevano di un salvataggio, purtroppo non è mai arrivato. La cosa mi lascia così un po' malinconica, arriviamo a vedere i corpi ammassati di chi ormai si era preparato al peggio, mi si spezza il cuore immaginare che loro fossero ormai consapevoli di ciò che li aspettava. Proseguiamo nel nostro percorso la guida ci racconta usanze, leggende e la nostra attenzione si sposta un po' da quella malinconia.
Nell’800 si diffonde a Napoli una leggenda che lega il Vulcano e il mare e che ha come protagonisti la sirena Parthenope e il centauro Vesuvio… i due si innamorano e sono felici ma la loro relazione fa infuriare il signore dell’Olimpo Zeus che accecato dalla gelosia trasforma Parthenope nella città di Napoli posizionandola in riva al mare al centro dello splendido Golfo, il centauro Vesuvio viene invece trasformato in un vulcano e per tenerlo lontano da Parthenope Zeus lo relega al confine del golfo condannandolo a vedere la sua amata senza poterla mai abbracciare
Dalla fermata Ercolano partono le navette turistiche Tramvia Vesuvio, nel piazzale di fronte alla stazione, oppure si può proseguire in taxi. Maggiori informazioni sul sito ufficiale (potrebbe essere necessario prenotare in anticipo la navetta). Per raggiungere comunque il punto di partenza per la scalata del Grande Cono bisogna raggiungere quota 1000 in autobus, da lì la passeggiata prosegue a piedi attraverso un sentiero sterrata che porta fino alla bocca del vulcano.
Ritrovo davanti al bar con già i nostri biglietti fatti, saliamo e dopo mezz’ora di pullman, un ottima chiacchierata con l’autista arriviamo ai piedi del Vesuvio.
Il tempo a nostra disposizione è 2 ore dopodiché l’autista avvisa tutti che i ritardatari non verranno aspettati.
Eravamo già stati informati su che scarpe avere con noi, sufficienti le scarpe da ginnastica ma una volta usate potrebbero non essere più riconoscibili, data la polvere.
La salita è abbastanza impegnativa, tornante dopo tornante sembra non arrivare mai alla fine.
Ci riusciamo, arriviamo in cima, una guida ci spiega brevemente la storia passata e come è la situazione attuale.
Ora la strada è molto più semplice, circonda questo enorme cratere, ormai tappato ma ancora attivo, sempre di una rara bellezza, entusiasti lo ammiriamo e ci godiamo il panorama su Napoli, che meraviglia.
Finiamo il nostro giro, un occhiata all’orologio e incominciamo a scendere per arrivare in ritardo come al solito, ma fortunatamente solo di qualche minuto, ed il nostro amico autista ci ha aspettato.
Carichi di storia e di ricordi, oggi la nostra giornata finisce qua, nella storia.
tutte le informazioni le potete reperire sul sito ufficiale
Catacombe San Gaudioso
Catacombe San Gennaro
Quartiere Sanità
E proseguiamo così, addentrandoci in un altro lato della cultura napoletana, abbastanza macabro ma in fin dei conti molto interessante e affascinante.
Oggi la nostra visita è al Quartiere Sanità e alle Catacombe di San Gaudioso ci immergiamo in questo luogo incuriositi e affascinati dalla piccola cultura che ci siamo fatti.
E' giunto il momento, ci siamo, iniziamo a scendere le scale, l’umidità che si percepisce non è solo del posto ma è qualcosa che ti entra dentro, sarà forse che ci si immagina le pratiche che venivano perpetrate in questo luogo, attorno a noi le luci sono soffuse per non rovinare le ultime tracce degli affreschi visibili, la guida affascina la nostra mente con racconti presumibilmente reali.
Ci racconta di storie legate ai dipinti sui muri e la nostra mente ricrea quegli avvenimenti. Tutto intorno a noi ha un non so che di affascinante, nonostante sia un culto legato ai morti, ma che intimamente è legato alla vita dell’aldilà mistero ancora a noi sconosciuto ma che ci affascina sempre.
Il silenzio, le cose intorno a noi… le spiegazioni molto fluide, quasi crude della guida fanno sì che la nostra attenzione non sia mai persa.
Un'altra dimostrazione che Napoli non è solo una città vista mare… è un enorme vaso di Pandora con all’interno mille colori da vivere… dai più sgargianti ai più tenui… ma comunque tutti da vedere.
Il pomeriggio lo dedichiamo alla scoperta di un altro pezzo di storia di questa straordinaria città parliamo della Galleria Borbonica.
Galleria Borbonica
Parliamo di guerra, parliamo di un rifugio per i Napoletani, parliamo di un grande nascondiglio dove tutti cercavano di ripararsi dalla cruda guerra, ma ancora prima la Galleria Borbonica era stata commissionata da Ferdinando II di Borbone nel 1853, e doveva costituire una rapida via di fuga verso il mare per la famiglia reale in caso di tumulti e un rapido collegamento con la reggia per i soldati acquartierati nelle caserme di Chiaia Vediamo gli spazi, gli oggetti che sono ancora lì, oggetti usati nel quotidiano per mangiare, scaldarsi, e qualche gioco che probabilmente alcuni bimbi più fortunati era riusciti a portarsi al seguito. Partiamo da qui, dalla verità nuda di una guerra che ha unito tutti nella speranza della salvezza. La guida ci racconta come si passava il tempo, la visita è molto interessante, attrae la nostra attenzione… nella nostra mente si ricreano scene di coraggio di quotidianità, nell’attesa della fine. Ad un certo punto della visita guidata arriviamo ai bagni… anzi alle latrine ricavate all’interno di questi spazi antichi divenuti la seconda casa per molti napoletani, la guida sposta la nostra attenzione su una sirena, si proprio la sirene che avvisava l’inizio di un attacco. Ci chiede se ce la sentiamo di sentirla… il gruppo risponde di sì… le luci si spengono e per un attimo, la sirena parte, il cuore pure… un brivido gelido mi percorre, sento l’ansia, sento la paura, immagino i volti di quelle persone in bilico, la tristezza entra in me. Un emozione forte, un pugno in pancia.

Ci riprendiamo dal quell’attimo che ha gelato i nostri cuori e rattristito i nostri volti, ricominciamo a percorrere quel grande corridoio, la guida con un innata naturalezza sposta la nostra attenzione e ci fa rientrare nel giusto spirito.
Arriviamo al punto più atteso dai curiosi… arriviamo alla fine della guerra e a come questa galleria poi sia stata utilizzata per altri scopi, meno tristi.
Davanti a noi macchine, moto, parcheggiate più o meno bene, tutti beni sequestrati ai Napoletani dalla polizia… e qui un sorriso nasce spontaneo, qui esce di nuovo lo spirito napoletano, moto e macchine modificate… ci si immagina le scene dei sequestri le voci con le mille scuse… le discussioni accese… e finisce cosi con un ricordo un po' più colorato sul viso, anche se nel cuore si porta con se un ricordo più di freddo di quella gelida guerra.
Lungomare Caracciolo
La passeggiata più bella del mondo, così viene definita, quel tratto di costa che da Castel dell’Ovo si spinge verso Posillipo, un tratto di costa particolarmente amato dai napoletani ma anche dai turisti.
Un percorso di circa 3 km da percorrere a piedi che comprende via Nazzario Sauro via Caracciolo e via Margellina, l’intero percorso e costellato oltre che di Hotel di lusso anche di locali e pizzerie oltre che ristorantini di pesce.
Fino alla fine dell‘800 il Lungomare non esisteva, c’era una bellissima spiaggia frequentata dai napoletani, ma l’asfalto e gli scogli hanno sostituito questo tratto di costa,
successivamente la zona di via Caracciolo è stata chiusa al traffico rendendo la zona pedonale e ribattezzandola lungomare liberato, un susseguirsi di artisti di strada e giocolieri, venditori di ogni genere e anche tornei gratuiti ...
...accompagnato da passeggiate in bicicletta e Wi-Fi gratuito. Dopo un tuffo nella storia lungo 500 anni e oltre 20 km a piedi anche la pancia va saziata e allora ci allunghiamo in via Toledo pizza Fritta da Sorbillo e frittatine di pasta da Passione di Sofi
Napoli Sotterranea
Spaccanapoli e Quartieri Spagnoli
Complesso museale S. Maria delle anime del purgatorio
Oggi la nostra giornata comprende la visita alla Napoli Sotterranea, questa città sotterranea nella città con visita all’acquedotto greco-romano ai rifugi della II Guerra Mondiale e i resti dell’antico teatro greco-romano oggi inglobati in una abitazione privata.
Biglietti già preventivamente prenotati on line, la coda scorre veloce e all’orario prenotato siamo già dentro.
Incominciamo questa nuova avventura scendendo le scala che ci porteranno fino a 40 mt metri sotto il terreno… la guida molto simpatica inizia a raccontarci la storia di come sia iniziato tutto, l'uso delle caverne sotterranee cominciò 5000 anni fa. Già durante il periodo preistorico erano usate come luogo di sepoltura. Più tardi, nel III sec. A.C. i Greci iniziarono a estrarre blocchi di tufo, il famoso tufo giallo napoletano facile da lavorare, fu usato per costruire i muri e templi di Neapolis.
Nel periodo Augusteo, i Romani, svilupparono una rete di acquedotti sotterranei che offriva alla città acqua potabile alimentata dalla sorgente del Serino, a ben 70 km dal centro della città.
Soltanto dopo una spaventosa ondata di colera si decise di abbandonare il vecchio sistema per portare acqua potabile nelle abitazioni.
Nella Seconda Guerra Mondiale, Napoli sotto i bombardamenti scopre un nuovo utilizzo di queste cavita sotterranee, vennero infatti utilizzate come rifugio antiaereo, vere e proprie abitazioni di fortuna di cui restano molte suppellettili a testimonianza.
Furono allestiti in tutta Napoli 369 ricoveri in grotta e 247 ricoveri anticrollo. Un elenco ufficiale del Ministero degli Interni del 1939 annoverava 616 indirizzi che portavano nei 436 ricoveri suddetti, alcuni dei quali con più di un accesso.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale questo luogo divenne una discarica alimentata, sia dalla forte espansione della città sia dai resti di quella distrutta, insomma quel tufo fa ritorno nel sottosuolo insieme a tanta immondizia. Tutto questo fino alla fine degli anni 80, solo allora grazie a un gruppo di volontari lo scheletro della città sotterranea torna alla luce. Qui l’umidità è altissima e muniti di felpe cerchiamo di ripararci un po', le stanze sono enormi i soffitti giganti… è affascinante sapere che lavoro abbiano dovuto fare questi uomini per creare tutto.
Arriva la parte più affascinante, la guida ci fa vedere questa fessura non molto larga e completamente buia, ci dà una lanterna… e ci dice di incamminarci… siamo dentro… stretti da queste mura altissime… nessuna possibilità di fermarsi, tornare indietro (percorso alternativo per chi avesse problemi) …una sensazione stranissima… un po’ claustrofobica, ma da fare… per arrivare a questa enorme cisterna che sembra dare ossigeno ed aria, un emozione da provare, erano gli stessi cunicoli percorsi dai pozzari, le figure che abitavano il sottosuolo e che si occupavano dell’approvvigionamento dei pozzi, potevano accedere alle case dei cittadini direttamente dai pozzi e si dice facessero visita alle donne in assenza dei mariti, questa figura si mescola alla leggenda del “Monaciello” personaggio famoso del folklore napoletano che poteva essere simpatico o dispettoso, a seconda di come era l’abitante della casa quindi poteva portare soldi nei mobili o nascondere e rompere oggetti e stoviglie. L’ingresso della Napoli sotterranea si trova all’incrocio tra via dei Tribunali e San Gregorio Armeno che a sua volta si incontra con Spaccanapoli Napoli è una città di parole, di accenti, di luci che rimbalzano nelle strade e nei vicoli del centro, proseguendo sempre su via dei Tribunali si raggiunge il complesso museale di Santa Maria delle Anime del Purgatorio, dove le voci dei vivi si mescolano ai sussurri delle voci dei morti. Ed è qui che incontriamo un altro culto molto legato ai napoletani, l’adorazione e la preghiera verso i teschi dei defunti. Una cultura molto strana, ma molto devota per chi come loro crede nell’aldilà e nell’aiuto delle anime che sono già passate a miglior vita. Qui si trovano teschi messi in teche, appoggiati in vari altari con monete, foto, corone e rosari. Qui troviamo il teschio di Lucia giovane sposa a cui tutte le donne con problemi ad avere figli si rivolgono. L’altare è molto più grande rispetto agli altri, nella sua tristezza però si notano fiocchi, peluche, di chi pregandola ha avuto la grazia di ricevere un figlio. Nella preghiera a chi non è più con noi, c’è la speranza di un aiuto. Perché la vita fa parte della morte, e la morte della vita. Ormai stanchi ma comunque carichi di emozioni decidiamo di tornare sui nostri passi e sempre a piedi ripercorriamo spaccanapoli pranzo da ‘O Re e un assaggio ai tipici taralli napoletani presso la Taralleria Napoletana e poi via fino a giungere nuovamente su Via Toledo.

E’ l‘ora dell’aperitivo, ci stiamo avvicinando ai Quartieri Spagnoli noti per fatti di cronaca che in passato hanno coperto le pagine di tutti i tg, un po' intimoriti ci addentriamo in queste vie piene di murales che attirano la nostra attenzione e la nostra macchina fotografica che vuole immortalare queste opere di artisti di strada… restiamo affascinati da un murales con la foto di Bud Spencer e Sofia Loren…lì vicino troviamo un barettino, la gente intorno a noi è felice, rumorosa, ed a noi piace cosi, piace la Napoli che si fa sentire. Ci fermiamo per un aperitivo, fra il primo giro ed il secondo ci ritroviamo a parlare col proprietario, che ci parla di come siano cambiati i quartieri e di come ora siano molto più sicuri. Ci affascina come un napoletano possa parlare bene e male della sua città, con la consapevolezza che problemi a Napoli ce ne sono stati e ce ne sono ancora, ma che tutti si sono sforzati per cambiare e qualcosa veramente è cambiato… La Napoli che piace a noi è quella vera che non ha paura di mostrarsi… e che non si nasconde dietro i propri errori.
I quartieri Spagnoli offrono diversi spunti e vale la pena visitarli, dal Mercato di Pignasecca che offre molteplici bancarelle di ogni genere e poi da provare lo Street Food con pizza fritta, cuoppo e trippa. Curiosità: il mercato prende il nome da “pino Secco” la leggenda vuole infatti che nel 1500 la zona era prima un bosco pieno di Gazze.
La zona poi è ricca di Murales, qui la Street Art ha colorato i muri e spicca fra tutti il grandissimo murales dedicato a Diego Armando Maradona si trova in via Emanuele Dedeo 60 realizzato negli anni ‘90 e restaurato nel 2016 dall’artista Salvatore Iodice.

La nostra vacanza a Napoli termina qua ma non le nostre avventure in questa calda estate, seguiteci ora partiamo per Capri…