aprile 2025 * William De Biasi
L’immagine che si presenta oggi agli occhi di chi passa accanto all’imponente struttura dell'Hotel President è quella di un glorioso passato ormai svanito. Un grigiore malinconico avvolge il gigante di cemento e di marmo, un tempo splendenti, ora segnati dal tempo e dall’abbandono. Le erbacce, cresciute indisturbate, sembrano reclamare il territorio, come se la natura stessa volesse riprendersi ciò che era stato sottratto dall'umanità.
La struttura ora appare visibilmente violata, cannibalizzato di tutto, ciò che resta è solo una decina di recensioni su TripAdvisor e la possibilità di prenotare una stanza sui portali online; tutto questo ci ricorda che una volta questo luogo era al centro della vita sociale ed economica di una piccola comunità. Chiuso a fine 2012 dalla famiglia Comini, che lo aveva inaugurato nel 1971, l’Hotel President rappresentava non solo un albergo ma un punto di riferimento. Con le sue 123 camere, tra cui cinque suite dotate di idromassaggio e bagno turco, e 19 sale conferenze, di cui una in grado di ospitare fino a 500 persone, l’hotel si era affermato come uno dei più importanti della provincia. Era il palcoscenico di congressi aziendali, matrimoni e incontri politici, un luogo dove si erano incontrati leader nazionali come Berlusconi, Bossi e Fini.
La discesa di questa struttura nell’oblio è iniziata con l’arrivo della crisi economica nel 2009, segnandone un declino doloroso e inesorabile, accompagnato poi dalla triste chiusura nel 2012, una chiusura meditata e sofferta, come sottolinea l'ex titolare, la signora Comini, che rimarca come ogni dipendente e fornitore sia stato pagato fino all’ultimo. Una storia di responsabilità e impegno, distante dai fallimenti disonesti e dalle società di comodo che spesso fanno da sfondo a vicende di questo tipo.
La genesi dell’Hotel President è un racconto di intuizioni e impegno. Costanzo Comini, noto nella zona per la sua piccola fabbrica di cucine, aveva intuito, nel 1962, che la domanda di alloggio era superiore all’offerta. Fu proprio durante il Campionato Mondiale di Ciclismo che si rivelò la necessità di un albergo. A quel tempo, i ciclisti furono costretti a pernottare in un capannone, adattato con lettini e servizi igienici, dimostrando la scarsità di strutture ricettive disponibili. Era chiaro che la zona avesse bisogno di qualcosa di più.
L’architetto Pippo Cantarelli fu incaricato di progettare l’hotel, dando vita a un mix di razionalismo e modernismo che colpì profondamente l’immaginario collettivo della Bassa bresciana. Con l’inaugurazione delle prime 37 camere nel 1971, l’hotel cominciò a guadagnarsi una reputazione. Piccole riunioni iniziarono a susseguirsi, seguite da eventi sempre più importanti, tra cui convegni aziendali e congressi di partito. La figura carismatica di Luciano Lama, segretario della CGIL, rimane nei ricordi della ex titolare come un momento particolare di quel periodo effervescente.
Con il passare degli anni, l’albergo si trasformò gradualmente, ampliando le proprie camere e rinnovando gli spazi. Negli anni ’80, le camere erano salite a settanta, mentre negli anni ’90 si rese necessario un ulteriore restyling e ingrandimento. L'hotel si adattò così alle esigenze del tempo, fino ad arrivare, nel 2006, all'introduzione di comodità moderne come una piscina e un centro benessere. Sembra incredibile pensare che un luogo così fiorente potesse affrontare un destino così tragico.
Purtroppo, la crisi del 2009 si rivelò devastante. Le aziende, una volta disposte a organizzare congressi con vitto e alloggio, iniziarono a chiedere panini per il pranzo, rinunciando al pernottamento. Allo stesso modo, i matrimoni, una fonte di entrate importante, si spostarono nelle ville della Franciacorta, lontano da quel contesto che un tempo aveva reso l’hotel un luogo ambito per festeggiamenti e celebrazioni. Il turismo d'affari crollò, costringendo la famiglia Comini a una difficile decisione: chiudere per evitare un fallimento imminente.
Oggi, i resti del Hotel President sono ancora in possesso della famiglia Comini. Hanno mantenuto gli allacci di corrente e gas necessari per alimentare le pompe idrovore, essenziali per prevenire l’allagamento dei seminterrati per problemi di falda alta. Questa scelta, sebbene necessaria, porta un ulteriore peso economico: decine di migliaia di euro l’anno di IMU e tassa rifiuti, pur non producendo immondizia. Vendere? Ammettono che ci sono alcune trattative aperte, ma nessuna conclusione certa all’orizzonte. È un’attesa estenuante, un desiderio di liberarsi dal fardello che, giorno dopo giorno, diventa sempre più pesante.
Il declino del Hotel President è emblematico. Non è solo la storia di un albergo, ma un microcosmo di ciò che succede a molti luoghi simbolici quando il contesto economico cambia. Rappresenta il passaggio da un'epoca di prosperità a una di incertezza, una transizione segnata da sogni infranti e speranze deluse. La malinconia avvolge non solo la struttura fisica ma anche le vite di quelli che vi hanno lavorato e costruito storie di servizio e dedizione.
Guardando il Hotel President, così ferito e abbandonato, ci si interroga su quanto possa durare questa stasi. È un monito, un ricordo tangibile di come il successo possa rapidamente trasformarsi in declino. La triste realtà è che le storie di gloria possono finire in un silenzio assordante, lasciando solo un eco lontano di ciò che una volta è stato.
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